Il 2 febbraio 1926 nasceva Gino. A cento anni di distanza, la sua lezione di libertà è più viva che mai. Tra il tabarro custodito ai Neveri e l’invenzione del “giornalismo umanistico”, ricordo di un uomo che ci ha insegnato a preferire i “sacrileghi celebratori di vita” ai santi tristi del salutismo.
Non ho avuto il piacere di conoscerlo, né di avere a che fare con l’enogastronomia quando lui era ancora in vita. Eppure, oggi che avrebbe compiuto cento anni (nato a Milano il 2 febbraio 1926), i frutti di quella vita straordinaria sono evidenti in tutta Italia: dall’invenzione di un giornalismo enogastronomico “umanistico” fino all’esperienza radicale di Critical Wine.
Ho visitato il suo archivio al Convento dei Neveri, una sorta di “mausoleo” vivo dove sono custoditi il suo studio, i suoi libri, il suo tabarro. Basta osservare quegli oggetti, o sentirlo parlare nei vecchi filmati televisivi, per ricevere una lezione di italiano, di capacità di godere la vita e di ascoltare la terra.
Il linguaggio veronelliano, con la sua ricerca ossessiva per il vocabolario, ha rappresentato forse l’ultimo sussulto della cultura italiana prima del baratro in cui è sprofondata. Per lui la proprietà di linguaggio era sinonimo di libertà. Ed è per questo che cercare una sola classificazione per Veronelli è inutile, stupida e noiosa: quando uno è un pensatore libero, lo è a tutto tondo.

Ci ha lasciato un insegnamento di classe ed eleganza: mangiare e bere sono atti sacri – anche nel sacrilego – e non dei peccati da espiare. Meglio affidarsi ai “sacrileghi celebratori di vita” che ai santi immacolati del salutismo.

Il Seminario e i 40 anni di battaglie
Proprio per non ridurre questa memoria a un “sterile monumento” o a un “beota ripetere”, oggi si guarda al futuro. Il 2 febbraio segna una doppia ricorrenza: i 100 anni dalla nascita di Gino e i 40 anni dalla fondazione del Seminario Permanente Luigi Veronelli (creato nel 1986). “Veronelli ha segnato in modo indelebile il mondo del vino, portando l’eccellenza in vigna e in cantina”, ricorda Angela Maculan, Presidente del Seminario. In questa giornata simbolica, l’associazione lancia una speciale Campagna Associativa: una chiamata a raccolta rivolta a vignaioli, ristoratori, osti ed enotecari che credono nell’onestà intellettuale e nell’indipendenza della critica. L’obiettivo è tenere vive le braci del suo pensiero, facendole crescere.
Il “Mausoleo” vivo al Convento dei Neveri
C’è un luogo dove questa eredità si può toccare con mano: lo spazio espositivo permanente “Il Veronelli” presso il Convento dei Neveri a Bariano (BG). È qui che riposano gli oggetti del “rito”: il suo studio, i suoi libri, il celebre tabarro. Per tutto il 2026, sarà possibile visitare questo luogo straordinario che custodisce l’archivio documentale e la cantina con 12mila bottiglie. Non un museo polveroso, ma una fucina – come avrebbe voluto lui – per continuare a diffondere il pensiero di una delle figure più autorevoli del Novecento italiano.
Info utili: Per aderire alla campagna associativa o prenotare una visita agli spazi espositivi: conventodeineveri.com


