Il settore della ristorazione italiana vive un periodo critico. FIPE-Confcommercio rileva che nel 2024 le nuove aperture sono state 10 719, ma le cessazioni quasi tre volte tante: 29 097, con un saldo negativo di −18 378 imprese.
Non sorprende che sia il bilancio più negativo dell’ultimo decennio. A fine anno risultavano 327 850 attività attive, in calo dell’1,2% rispetto al 2023. Nei bar, la contrazione è stata persino del −3,3%.
Eppure, il valore dei consumi fuori casa ha superato i 96 miliardi di euro, un dato in crescita ma che convive con le chiusure massicce.
L’occupazione continua a crescere: + 70 000 dipendenti (+6,7%) rispetto al 2023, con oltre 1,1 milioni di lavoratori dipendenti.
Ma l’aumento non basta. Il settore soffre per l’eccesso di offerta, i costi crescenti (energia, materie prime, personale) e la bassa produttività. Solo chi adotta modelli innovativi—digitalizzazione, delivery, marketing esperienziale—riesce a restare competitivo.
Il bilancio resta amaro: 96 miliardi di consumi, ma migliaia di chiusure che cancellano la tradizione gastronomica italiana. Il futuro sarà segnato da chi saprà innovare senza rinunciare alla qualità.


