Una vittoria italiana nel cuore dell’Europa del vino.
Il libro “100 custodi per 100 vitigni. La Biodiversità Viticola in Italia”, pubblicato dall’associazione G.R.A.S.P.O. (Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e Preservazione dell’Originalità Viticola), ha conquistato il prestigioso OIV Award 2025 nella categoria “Viticoltura”. Il riconoscimento è stato assegnato dalla O.I.V. – Organisation Internationale de la Vigne et du Vin, la vera e propria “ONU del vino”, massima autorità scientifica internazionale del settore.
La cerimonia ufficiale di premiazione si terrà il 21 ottobre 2025 nella nuova sede dell’OIV a Digione, in Francia, sancendo l’ingresso di questo progetto editoriale tutto italiano nel gotha delle opere scientifiche di riferimento nel mondo enologico.
Un libro, cento storie, una missione: salvare la biodiversità viticola
“100 custodi per 100 vitigni” è molto più di una pubblicazione: è un viaggio lungo oltre 100.000 chilometri, una mappa emotiva e scientifica dell’Italia vitivinicola minore, quella fatta di varietà dimenticate, vigne antiche, metodi ancestrali e uomini e donne che ogni giorno lottano per salvare un patrimonio irripetibile.
“Abbiamo voluto dare volto e voce a chi si prende cura dei vitigni rari, spesso a rischio estinzione, da Nord a Sud del Paese – racconta Aldo Lorenzoni, fondatore di G.R.A.S.P.O. e coautore del libro –. Per ogni vitigno incontrato, abbiamo identificato il suo custode: una persona, un’azienda, una comunità che con ostinazione e passione lo preserva, lo coltiva, lo racconta.”
Il volume è organizzato in capitoli territoriali, per contestualizzare ogni vitigno nel suo habitat naturale, ma anche per esaltare il ruolo delle comunità locali, dei sindaci, delle associazioni e dei piccoli produttori che hanno scelto di custodire questo immenso patrimonio ampelografico.
Il valore scientifico riconosciuto a livello internazionale
Gli OIV Awards non sono semplici premi editoriali: rappresentano il massimo riconoscimento scientifico internazionale per le pubblicazioni che contribuiscono in modo concreto al progresso della viticoltura e dell’enologia mondiale. La giuria, composta da esperti di tutto il mondo, valuta le opere in base alla qualità dei contenuti, alla rilevanza scientifica e all’impatto tecnico e culturale.
Nel caso di “100 custodi per 100 vitigni”, il giudizio è stato unanime. Il libro, infatti, non si limita a descrivere varietà d’uva, ma traccia una rete di relazioni tra scienza, cultura, territorio e persone.
Lo sottolinea anche la nota giornalista enologica Monica Larner, nella sua prefazione:
“Il più grande vantaggio competitivo del vino italiano prodotto con uve autoctone è che nessun altro può imitarlo e produrlo. In un’epoca di cambiamenti climatici, la biodiversità viticola diventa una risorsa cruciale per la sostenibilità. E chissà, nascosta tra i filari d’Italia, c’è forse l’uva più adatta a resistere alle sfide del futuro.”
Una giovane associazione con radici profonde
Fondata da Aldo Lorenzoni, Luigino Bertolazzi, Giuseppe Carcereri de Prati e Gianmarco Guarise, l’associazione G.R.A.S.P.O. è nata a Verona con l’obiettivo di studiare, recuperare e valorizzare i vitigni dimenticati. Dall’Alta Lessinia alle pendici dell’Etna, passando per valli alpine e isole remote, il lavoro di G.R.A.S.P.O. si è allargato a tutta Italia.
Con il supporto di centri di ricerca, ampelografi e appassionati, l’associazione ha già contribuito a:
- Identificare 15 nuove varietà di uva finora sconosciute;
- Effettuare centinaia di microvinificazioni;
- Eseguire numerosi prelievi genetici per mappare varietà a rischio;
- Coinvolgere aziende agricole, enti pubblici e comunità locali nel recupero di vigneti storici.
“Non immaginavamo, da una piccola realtà veronese, di arrivare su un palcoscenico mondiale – ammette Lorenzoni –. Ma i temi che affrontiamo da sempre, come biodiversità, resilienza, sostenibilità, oggi sono diventati cruciali per tutta la viticoltura.”
Riconnettere il vino alle sue radici
Il presidente dell’OIV Luigi Moio ha colto con grande lucidità il senso profondo di questo lavoro:
“La straordinaria diversità viticola italiana rischia di essere spazzata via dalla pressione dell’omologazione climatica e commerciale. Solo riconnettendo il vino al territorio, ai suoi vitigni originari e alla sua storia, possiamo salvaguardarne l’identità.”
Anche il celebre studioso Attilio Scienza aggiunge:
“Conoscere i vitigni è comprendere la storia dell’uomo. Essi sono il filo rosso tra generazioni di viticoltori. La crisi della biodiversità è la crisi della cultura: oggi più che mai serve resistenza contro la monocultura, anche mentale.”
Una speranza concreta per il futuro del vino
“100 custodi per 100 vitigni” è quindi molto più di un libro premiato: è una chiamata collettiva alla responsabilità, un invito ad agire, una testimonianza viva di ciò che il vino italiano può ancora insegnare al mondo.
Portare questa voce a Digione, sede dell’OIV, sarà il simbolo di un’Italia che non solo produce grandi vini, ma sa anche proteggerne l’anima più autentica: quella nascosta tra le pieghe del tempo, nei filari dimenticati, nei gesti antichi dei suoi custodi.
L’OIV – Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (in italiano: Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino) è l’organismo intergovernativo di riferimento a livello mondiale per il settore vitivinicolo. Fondata ufficialmente a Parigi il 29 novembre 1924, con l’obiettivo di favorire la cooperazione scientifica e tecnica tra i paesi produttori di vino, l’OIV nacque in risposta alla crescente necessità di regolamentare e valorizzare un comparto strategico per molte economie, soprattutto europee.
Nel corso del tempo, l’OIV ha assunto un ruolo sempre più centrale nella definizione di standard internazionali in materia di viticoltura, enologia, analisi chimiche, etichettatura, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale. Oggi l’organizzazione riunisce oltre 50 Stati membri che rappresentano più dell’85% della produzione vitivinicola mondiale. La sua sede, storicamente a Parigi, è stata trasferita nel 2024 a Digione, nel cuore della Borgogna, simbolo dell’identità culturale e produttiva del vino europeo.
La missione dell’OIV è chiara: promuovere uno sviluppo armonico e sostenibile della filiera vitivinicola, tutelando la qualità, la sicurezza e la diversità dei prodotti della vite. Le sue raccomandazioni, pur non essendo legalmente vincolanti, sono considerate un punto di riferimento tecnico-scientifico riconosciuto a livello globale e spesso integrate nelle normative nazionali.
Oltre all’attività scientifica, l’OIV promuove anche la diffusione culturale del vino come patrimonio immateriale dell’umanità, attraverso eventi, pubblicazioni e premi internazionali, come gli OIV Awards, che rappresentano il più alto riconoscimento nel campo dell’editoria scientifica vitivinicola.


