Dal 5 aprile 2025, gli Stati Uniti hanno imposto un dazio generale del 10% su quasi tutte le importazioni estere. Il 9 aprile, è entrata in vigore una gamma di tariffe aggiuntive tra 11% e 50% su oltre 60 paesi, sulla base di presunti squilibri commerciali. Tale politica è stata varata tramite l’Executive Order 14257, noto come “Liberation Day tariffs”, emanato dall’amministrazione Trump in base all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) – salvo poi essere impugnata in tribunale e mantenuta in forza cautelare da appello, con udienza prevista per il 31 luglio 2025.
Il deal UE‑USA firmato il 28 luglio 2025 ha stabilito un dazio di base al 15% su circa il 70% delle esportazioni Ue, ma non includeva esplicitamente il vino e gli alcolici, lasciando settori fondamentali — tra cui il vino italiano — in bilico nelle negoziazioni. C’è attesa su eventuali esenzioni future per spiriti e vini.
Secondo Gambero Rosso International, il dazio al 15% potrebbe causare perdite stimate per l’Italia tra 317 milioni di euro in 12 mesi, pari a circa 3 miliardi di dollari in riduzione del valore per il consumatore finale USA. Il Consorzio UIV Wine Observatory calcola che l’impatto complessivo (diretto, indiretto e indotto) sugli operatori e sul territorio americano supererebbe i 3 miliardi di dollari. L’Italia nel mirino: export e strategie
Gli USA rappresentano il primo mercato estero del vino italiano, con esportazioni pari a circa 2 miliardi di euro nel 2024, circa il 25 % del totale export wine & spirits. Il Chianti, il Prosecco e il Pinot Grigio sono i più esposti.
Secondo Reuters (14 luglio 2025), i produttori di Chianti e Valpolicella stanno cercando mercati alternativi come Sud America, Asia e Canada, viste le incertezze climatiche e tariffarie. Ad esempio, il Prosecco (130 milioni di bottiglie esportate verso gli USA per ~500 milioni € nel 2024) è suscettibile a possibili flessioni.
Trend recenti: export rallenta, ma l’urgenza cresce
Nei primi quattro mesi del 2025, le esportazioni vinicole italiane sono scese del ‑3,7%, segno di un rallentamento che preoccupa operatori e Consorzi. A marzo 2025, l’export italiano cala del ‑1,0% rispetto a febbraio, mentre le importazioni salgono dello 0,2% – segnali macroeconomici raccolti da ISTAT tramite Credimpex Italia.
Scenari futuri: incertezze e strategie difensive
Con l’accordo tra EU e USA, l’Europa intende evitare una guerra commerciale su larga scala. L’Italia – tramite Confindustria e Federvini – stima conseguenze fino a 22 miliardi di euro di perdite sul vino, farmaceutica e acciaio in assenza di chiarimenti sulle esenzioni.
Alcuni paesi europei, in particolare la Francia, definiscono l’accordo un “dark day”, denunciando una resa della diplomazia europea alle pressioni americane, mentre Italia e Germania hanno adottato un tono più moderato, privilegiando la stabilità economica a ogni costo (perdita GDP di circa ‑0,1% nel Q2).
Nel frattempo, gli esportatori vinicoli puntano a esenzioni mirate, diversificazione geografica e promozione su mercati emergenti. Sul tavolo restano tre opzioni decisive:
abolizione del vino dai dazi,
compensazioni economiche per le PMI,
strategie narrative di marketing territoriale per mantenere competitività.


