
Si lo amai.
Siete voi che credete che ci vogliano mesi, se non anni, per innamorarsi. A me è sempre bastato 1 secondo, poi c’è tutta la vita per pentirsi.
Mi parlarono di O.T all’Accademia Leonetto Cappiello che ho frequentato a 20 anni. Comprai il suo libro ‘Non sono Obbiettivo’ (Feltrinelli, 2014) e tra le sue parole e le sue immagini fu vero amore. Fu il primo a farmi capire la vera potenza della fotografia, quella mista ad un concetto.

Andiamo all’essenza delle cose
Non mi è mai interessato il risvolto politico, non mi sono mai interessati i messaggi che portava, non mi importa della Benetton, non mi importa degli scandali vaticani, quando guardo un fotografo ne scorgo il genio e la personalità. Oliviero ha fatto realmente la differenza, nel senso che ha portato una personalità dirompente ad un settore, quello pubblicitario, che ne aveva bisogno. Si siamo il Paese di Carosello, di Armando Testa ma abbiamo avuto sempre bisogno di cervelli anticonvenzionali.
Rischiamo di essere troppo ben pensanti, rischiamo di essere l’eterno popolo dello Zecchino d’Oro e dei Giorgio Mastrota.
Oliviero Toscani ci ha portato sul limite della provocazione. Per un elenco dei suoi lavori andate su Wikipedia o cercate su Google. Io mi limiterò a chiedere a me stesso, e a voi, ma soprattutto al nutritissimo popolo di criticoni da bar*: “Ma noi cosa abbiamo fatto per rendere unico il nostro lavoro? Cosa abbiamo fatto per esprimere il genio italiano?”. Toscani, piaccia o non piaccia, ha passato una vita intera ad onorarlo. Ci vuole carattere, ci vuole personalità, non bisogna essere obbiettivi. Se no diventiamo un Paese intero dove tutti fanno corsi su tutto e nessuno sa più fare un cazzo.
Diventiamo un paese di ‘Quarantenni Sega’ come il cattivo Oliviero definì in una puntata del programma La Zanzara su Radio24 la classe dirigente dei politici rampanti che sono venuti fuori nel corso della Repubblica 3.0. Gente per bene. Io mi tengo uno stronzo come Toscani.
Addio maestro, se oggi faccio il mio lavoro è grazie anche a te e mi devo sempre ricordare di non appiattirmi.
*I criticoni da bar sono quelli che non sanno fare assolutamente nulla e sanno solo parlare male.

