
La Maremma è una terra incantata nel lato sud ovest della Toscana, propagazione selvaggia tra boschi, mare e spazi immensi, si espande dall’epicentro Amiata, sacra montagna (per dirla alla Jodorowski), che più di ogni altro angolo della regione dimostra come l’incedere del tempo sia solo un fattore relativo. Niente scorre, tutto scorre: ovviamente tutto è in movimento, cambiano i campi seminati, spesso in linea con le PAC europee, purtroppo le api stanno sempre peggio e il caldo anomalo morde ed erode il suolo, ma in Maremma si esce dalla contemporaneità fatta di guerre vere e digitali, rivoluzioni artificiali e orlo di crisi nucleari e si entra in uno spazio-tempo molto più simile ad un quadro del Giovanni Fattori che ad una creazione dell’Intelligenza Artificiale. Tuteliamo la Maremma dal presente. Verde e rigogliosa dagli anni 60 del ‘900, un lungo passato mortifero dovuto al segno della zanzara anofele, ed un arcaicità legata all’ingegno etrusco che realizzò una fitta rete di irrigazione facendone un immenso campo fertile.

Ovviamente non manca il vino, in questa parte di mondo si trovano, partendo dalla Maremma più alta, altresì chiamata Costa degli Etruschi, la zona di Suvereto e Val di Cornia, poi scendendo nell’oltregrossetano è diffuso il Morellino di Scansano, vino dei borghi antichi come Montemerano, le Terme di Saturno e la perla Pereta, e poi una distesa di Vermentino che riflette il colore del sole, vigne e colline cingono l’ampio e libero territorio maremmano.

Grosseto è la capitale di questo piccolo mondo, lontano dal Rinascimento fiorentino e dal Medioevo senese, fuori dalle logiche del turismo di massa, un angolo di mondo ancora incontaminato dove la forza e il sentimento naturale sono condizionate dal sincero ritmo delle stagioni e dal clima; intorno alla città si perde il buio profondo di una vegetazione indomita, qua e là qualche pascolo, lecci che diventano boschi, boschi che diventano montagne. Qui, sulle tracce della spiritualità di un tempo si incrociano le vie di Nomadelfia e Roselle, storiche località legate a un brulicare di centri meditativi di diversi credi religiosi.

Il mondo che ruota intorno al territorio, gli umori, le speranze e le aspettative si ritrovano poi nel calice di vino. Gagiablu, azienda vinicola proprio a Roselle, porta in tutto questo un vento di novità che soffia dalla Pianura Padana. Infatti, fondatrice dell’azienda è Laura Mauriello che arriva dalla provincia di Monza e Brianza, da Cesano Maderno. Con la sua famiglia, ma in prima persona con anima e cuore, Laura ha fondato l’azienda nel 2008.

In circa 20 ettari sono coltivati quattro vitigni: il Sangiovese, il Merlot, il Ciliegiolo e il Vermentino. Nella gestione di questi vigneti GagiaBlu si avvale dell’aiuto dell’agronomo Domenico Saraceno ed in cantina dell’enologo Gabriele Gadenz che fin da subito hanno sposato la filosofia produttiva della famiglia.
“Puntiamo alla potenza espressiva dei nostri vini affinché si possano raccontare attraverso l’eleganza e la bevibilità. Il tutto senza dimenticare la storia della Maremma grossetana che proprio qui a Roselle trasuda della determinante influenza etrusca e che nel tempo, grazie alla straordinaria bonifica del 1800, è riuscita a costruirsi un’identità agricola di grande vitalità.”, Laura Mauriello.




I Vini di Gagiablu
XVIII
SPUMANTE – METODO CLASSICO – NATURE ROSÉ
Sangiovese spumantizzato. Un’ottima idea di sperimentazione e rottura dei pregiudizi. Da amante delle bollicine Laura ha voluto provare un po’ di Franciacorta in Toscana. Il risultato, grazie alla tecnologia enologica di cui l’Italia è leader nel mondo, è di avere una bollicina che si scrolla di dosso l’irruenza del tannino e guadagna in finezza e piacevolezza. Risultato finale: il XVIII Spumante Metodo Classico Nature Rosè convince la vostra bocca a mordere qualcosa e a volerne un altro sorso.

VERMENTINO
VERMENTINO – TOSCANA – IGT
Il Vermentino di Gagiablu è un tipo fuori dal coro. Conosce il fatto suo e non si accontenta di essere il solito brindisi tra i tanti nelle lunghe estati in a Castiglion della Pescaia o a Talamone. Il Vermentino di Gagiablu ci tiene a farsi notare e non dimenticare, con un carattere robusto e il fascino francese. Si espande in bocca con un inaspettato profilo aromatico.

GIOVÈ
SANGIOVESE – TOSCANA – IGT
Via gli schemi e i pregiudizi, questo è un Sangiovese diverso. Non siamo nel Chianti Classico, non siamo a Montepulciano e non siamo a Montalcino. Qui, nella sabbia, la vigna simbolo della Toscana, cresce asciutta. Nel calice il Giovè è leggiadro, morbido, delicato.

FRÀ MERLOT
MERLOT – TOSCANA – IGT
La Costa Toscana deve tanto ai vitigni francesi. Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot hanno fatto la fortuna dei cugini bolgheresi. Una Via Lattea fatta di vigneti di Merlot cinge in costellazione tutto l’entroterra marittimo da Grosseto a Livorno. Ognuno si confronta col Merlot, nel caso di Gagiablu si ritrova lo stile leggero ed equilibrato. Fil Rouge dei Rouges, filo rosso dei rossi dell’azienda è proprio la delicatezza di beva. Nel Frà Merlot si trova un equilibrio che esalta la verticalità di questo vitigno, grazie alle profonde escursioni termiche, e si contiene l’espansione dei sentori caratteristici.



