
Una mostra con 100 opere autentiche dello street artist che ha traslato l’arte nel XXI secolo. Salvatore e carnefice, Banksy ha compresso il segno ed il significato in un istante comprensibile. Linguaggio pubblicitario applicato ai grandi temi che affliggono i contemporanei. Consumismo, guerre, perdita di pensiero critico e senso profondo dell’esistenza. A Volterra, fino a novembre, la dualità di un artista che è allo stesso tempo simbolo di ribellione e fucina di icone. E cosa c’è di meno sovversivo di un’icona? E cosa è oggi l’arte? E forse ascoltare non è la cosa più ribelle che si possa fare, mentre tutti intorno fanno rumore?

‘Do it your way’, dal punk a Burger King è un attimo. Quando sul finire del 900 un grido disperato si è levato con la voce stridula e cattiva di Jonny Rotten dei Sex Pistols, dai sobborghi di Londra e di Bristol, come da Berlino, ma anche Napoli, Firenze, Milano e Bologna, anche le classi dimenticate dal grande mainstream hanno deciso che fosse giunto il momento di fare arte. Basta con gli artisti o i musicisti che hanno, oltre il talento, anche i mezzi. Facciamo come e cosa ci pare. Questo era il Punk del 74′ che nel 77′ (ndr. chiedi a 77 se non sai come si fa) era già stato riassorbito dal sistema capitalistico ‘buono’ della Virgin. Ognuno può imbracciare una chitarra, un basso e cantare. E così, i muri della città diventano i primi spazi da decorare, le tele da imbrattare. Del resto, la pubblicità ce lo ha insegnato bene, basta pagare e i muri diventano grossi spazi pubblicitari. Ma vaffancuore alla pubblicità, i muri delle metropoli servono anche a fare riflettere su chi siamo. Almeno così deve aver pensato il Banksy di inizio anni ’90, così come Shepard Fairey nella fervente America della San Francisco, Los Angeles e Seattle del funk, grunge ed alternative rock. Si nasce tutti incendiari e si finisce pompieri, così anche questi superfighi della street art che hanno rischiato la propria fedina penale decorando illegalmente i muri delle loro città sono diventati oggetto di culto e collezionismo per i very rich girlz and boyz di tutto il mondo. Ma che importa? Davvero l’arte ha un prezzo? Davvero si riduce tutto ai soldi? Oppure sopravvive ciò che ha un significato profondo, in grado di illuminare il tetro e sempre più addormentato interiore dei consumers di tutto il mondo, quello capitalizzato?

E Banksy ha questa forza, la potenza dell’immagine. In doppio filo, ottimo per i selfie di presenza ed in grado di portarci la violenza delle guerre con le bombe sui civili. Oggi che ogni giorno perdono la vita bambini sotto le bombe amiche, le opere di Banksy riescono ancora a farci riflettere. Ma non solo sul mondo in cui viviamo, ma anche su chi siamo in questo preciso istante storico. Ma oltre il suo semplice e diretto linguaggio pubblicitario, la forza del misterioso artista britannico si manifesta solo se si riesce a contestualizzare la sua opera, le sue azioni e il profondo significato del british humor.

A Volterra, in cui mi rifugio pensando alla meraviglia del tempo che fu, senza metalli pesanti e polveri sottili, senza schermi luminosi ma solo con la fede e la grazia della terra che respirava libera e gli uomini e le donne ne godevano dei frutti. Una società di mercanti, fedeli, potenti ministeri ecclesiastici, speziali ed incantatori. Vesti meravigliose, cerimonie, riti e lavoro manuale. In questo piccolo gioiello evocativo della Toscana centrale arriva proprio lui Banksy, l’uomo che ha portato, tirandola per i capelli, l’arte nel contemporaneo. E noi che ormai siamo pubblicità viventi e ‘minacce totalmente tollerabili’ (ndr. dal titolo meraviglioso di uno dei libri più belli mai pubblicatu su Banksy dei curatori artistici Gary Shove e Patrick Potter “Banksy: You Are An Acceptable Level of Threat”) non possiamo far altro che guardare le sue opere, la sua vita, magistralmente spiegata nell’allestimento della mostra curata dall’ottimo Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, e cercare, come vorrebbe l’arte vera, chiedersi: ma noi chi siamo?




Dal 18 marzo al 3 novembre 2024 nel Centro Studi Espositivo Santa Maria Maddalena l’esposizione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, prodotta da Opera Laboratori.
Oltre cento opere tra serigrafie, video, stampe e sculture raccontano l’arte dello street artist britannico noto per il suo stile sarcastico e beffardo nella mostra Banksy. Realismo Capitalista. Arriva a Volterra il mondo che rappresenta Banksy, infestato da topi che rivendicano i loro diritti, governato da scimmie, dove i bambini giocano con il giubbotto antiproiettile e le bambine abbracciano bombe e lasciano andare l’amore.
La mostra Banksy. Realismo Capitalista è esito di un progetto scientifico, critico ed interpretativo indipendente, ideato, curato e finanziato fuori dalla sfera d’influenza dell’artista. Il progetto espositivo, testi e immagini del catalogo prodotto da Sillabe, ogni opera, documento o materiale presente in mostra,sono stati supervisionati, verificati per accuratezza e autenticità e approvati per conto di Banksy da Pest Control Office ltd: l’ufficio che gestisce le pratiche burocratiche per Banksy, l’unico punto di contatto per l’artista.
La mostra è costituita da un percorso che attraversa opere, materiali e documenti di Banksy come esito di uno studio multidisciplinare sul lavoro dell’anonimo artista britannico, letto attraverso l’omonimo saggio del filosofo Mark Fisher.
“Le numerose opere, che arrivano dalle più importanti collezioni private, anche britanniche – sottolinea Roberto Pepi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra – rappresentano il valore aggiunto di una mostra su tale artista i cui messaggi risultano essere particolarmente affascinanti e coinvolgenti in quanto ne dimostrano la capacità di muoversi tra i temi della migrazione, dei diritti dei popoli, delle disuguaglianze sociali, della crisi climatica, tutti elementi presenti nella scena culturale mondiale”.
Protagoniste del progetto espositivo una selezione di trenta serigrafie originali, quelle che Banksy considera tracce fondamentali per diffondere i suoi messaggi etici. Sono queste le immagini che hanno decretato il successo planetario di un artista tra i più complessi, geniali e intuitivi del nostro secolo.

Tra queste Bomb Love del 2003, accolta dal pubblico con il nome di Bomb Hugger quando apparve nella zona est di Londra e poi a Brighton. Girl with Balloon, serigrafia su carta del 2004-05, forse l’immagine più popolare dell’artista che nel 2017 è stata votata in un sondaggio come l’opera più amata dai britannici. Love is in the Air, un lavoro su carta che riproduce su fondo rosso lo stencil apparso per la prima volta nel 2003 a Gerusalemme, raffigurante un giovane che lancia un mazzo di fiori.
Banksy è un artista o un attivista? La sua è arte oppure un gioco? Qual è il suo messaggio e il suo rapporto col mercato? Ma soprattutto: chi è? L’esposizione formula alcune ipotesi e alcune tesi sulle dinamiche e meccaniche che sottendono l’agire di questo fenomeno artistico, diventato in pochissimo tempo e con mezzi di produzione autonomi, un fenomeno culturale globale.
A Volterra sarà possibile entrare nel mondo di Banksy non soltanto legato ai suoi lavori in strada ma anche alla produzione forse meno conosciuta, quella realizzata in studio. Senza dimenticare i video, ben 18 quelli visibili dal 1995 al 2009 che raccontano tra cortometraggi e documentari un Banksy quasi inedito dietro la macchina da presa. Ruolo che gli valse la nomination agli Oscar nel 2010 con Exit Through the Gift Shop.
Quello strutturato dai due curatori, prodotto e allestito da Opera Laboratori è un percorso multidisciplinare che attraverso due porte d’ingresso – rappresentate dalla cultura punk e dalla street art – cerca di sviscerare il fenomeno Banksy a 360 gradi senza dimenticare altri artisti che interagiscono con lui come:
Kaws, Shepard Fairey, Blu, Invader, Ben Eine, JR e Damien Hirst.
“Banksy – spiegano Antonelli e Marziani – appare come una rara forza interpretativa attiva, e non reattiva, ed è la sua incredibile capacità di imprimersi sul reale che ne fa un oggetto da studiare con sistematicità e rigore, per questo motivo l’approccio che la nostra mostra propone è quello genealogico, della ricostruzione dei rapporti tra le forze, attraverso un lavoro curatoriale che sia in grado di rendere conto dei rapporti di forza che, unificando piani tradizionalmente separati come l’arte e la comunicazione commerciale, determinano il singolo fenomeno sia storico che individuale”. La mostra fa parte del percorso espositivo ‘Anima di Volterra’. Un unico itinerario con audioguida gratuita per scoprire Piazza San Giovanni, il Duomo, il Battistero e l’Antico Ospedale-Centro Studi Espositivo Santa Maria Maddalena.

ORARI ANIMA DI VOLTERRA
Dal 18 Marzo al 3 Novembre 2024
Aperto tutti giorni
10:00 – 18:00
(ultimo ingresso 17:30)
TARIFFE ANIMA DI VOLTERRA
€ 8,00 Intero (comprensivo di audioguida)
€ 6,00 Ridotto (comprensivo di audioguida)
Ragazzi dai 6 ai 18 anni, over 65, soci Coop, FAI
Gruppi composti da più di 15 persone
Info e prenotazioni:
+39 0577 286300


