Un viaggio alla scoperta di un’etichetta di riferimento per tutti i wine lovers, guidati dalle parole di Carlo De Biasi, direttore generale di San Felice S.P.A.
Ci sono vini che superano la prova del tempo, uscendo dalla cerchia ristretta degli addetti ai lavori per entrare nel cuore di tutti i consumatori. “Il Grigio” dell’azienda agricola San Felice è esattamente questo: un’icona assoluta, un punto di riferimento amato e apprezzato in Toscana, nei ristoranti di Firenze e sulle tavole di tutto il mondo.
A raccontare l’anima di questo celebre Chianti Classico Riserva è Carlo De Biasi, direttore generale di San Felice S.P.A., che ripercorre le tappe di una storia enologica affascinante, dove l’identità del territorio si fonde in modo indissolubile con l’arte e la cultura.
L’etichetta d’autore: il cavaliere di Tiziano
L’immagine che rende “Il Grigio” immediatamente riconoscibile a scaffale e in carta dei vini ha un’origine nobilissima. Il volto fiero che osserva chi stappa la bottiglia è infatti il celebre ritratto di un cavaliere in armatura dipinto da Tiziano Vecellio, un capolavoro oggi gelosamente custodito alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano.
La scelta stilistica risale agli anni in cui la proprietà della tenuta senese era guidata da un gruppo imprenditoriale milanese. Da quel momento, il legame tra la cantina e l’istituzione culturale si è saldato nel tempo, tanto che ancora oggi San Felice sostiene attivamente e con orgoglio la storica biblioteca e pinacoteca meneghina.

Le origini storiche e la riscoperta del Pugnitello
“Il Grigio” è un vino che affonda le sue radici alla fine degli anni ’60. Custodita negli archivi della cantina, la primissima etichetta porta la data della vendemmia 1967, anche se il vero debutto sul mercato è avvenuto intorno al 1970. Un lancio pionieristico che ha viaggiato quasi in parallelo con quello del “Vigorello” (nato con la vendemmia 1968), l’altro grande pilastro storico dell’azienda.
Ma cosa rende questo Chianti Classico Riserva così speciale nel bicchiere? Oltre all’imprescindibile base di Sangiovese, nel taglio entra un vitigno prezioso e identitario: il Pugnitello. Questa antica varietà autoctona toscana è stata salvata dall’estinzione e recuperata proprio da San Felice a partire dagli anni ’80, grazie a un lungo e meticoloso lavoro di ricerca agronomica portato avanti in stretta collaborazione con il mondo universitario.
Il vino della convivialità e dell’accoglienza
Il successo globale de “Il Grigio” non risiede solo nella sua indubbia qualità, ma nella sua straordinaria capacità di farsi bere e di unire le persone. È il vino della convivialità per eccellenza, ideale per accompagnare i momenti di festa, le grandi tavolate in famiglia e, naturalmente, i sapori intensi e sinceri della tradizione gastronomica toscana.
Un vino di grande struttura ma dall’eleganza innata, capace di creare quell’irresistibile dinamica di beva per cui, come sottolinea lo stesso De Biasi, “il primo sorso richiama inesorabilmente il secondo”.
L’universo San Felice: passato, presente e futuro di un’eccellenza toscana
Non solo grandi vini: la tenuta è un mosaico che unisce storia millenaria, ospitalità a cinque stelle, alta ristorazione e un profondo impegno nel sociale.
Dietro il successo internazionale di etichette come “Il Grigio” c’è un ecosistema produttivo e culturale unico nel suo genere. San Felice non è semplicemente una cantina, ma un vero e proprio pezzo di storia toscana che ha saputo evolversi mantenendo intatta la propria anima.
Le origini: dagli Etruschi alle contese medievali
Le radici della tenuta affondano in epoca etrusca, come testimoniano i numerosi reperti rinvenuti nei terreni della proprietà. Furono proprio i popoli dell’Etruria a ridisegnare l’assetto del paesaggio chiantigiano, passando dalla pastorizia all’agricoltura e introducendo la coltivazione della vite.
Tuttavia, il Borgo così come lo ammiriamo oggi è figlio dell’Alto-Medioevo. Le prime citazioni ufficiali risalgono all’anno 714, al centro delle aspre controversie tra i Vescovi di Arezzo e di Siena che si contendevano alcune pievi del territorio. All’epoca, l’insediamento era conosciuto con il nome originario di San Felice in Avana (o Avane).
Tre territori, un milione di bottiglie
Oggi San Felice è una potenza enologica costantemente presente nella prestigiosa “Top 100” di Wine Spectator. La produzione si attesta su circa un milione di bottiglie annue, suddivise in 16 etichette e ottenute rigorosamente da uve di proprietà. I vigneti si estendono nelle tre zone vitivinicole più vocate della regione:
- Chianti Classico: 150 ettari situati a circa 400 metri di altitudine, caratterizzati da un connubio perfetto tra suolo e microclima.
- Montalcino (Campogiovanni): 23 ettari sul versante sud-occidentale del comune ilcinese, un terroir delimitato da valli e fiumi che dà vita a circa 80.000 bottiglie di Brunello e 40.000 di Rosso di Montalcino.
- Bolgheri: 15 ettari di viti maestosamente adagiate sul mare e piantate su terreni limo-sabbiosi.

Il Borgo San Felice Resort: lusso discreto e ospitalità stellata
Visitare San Felice significa immergersi nel fascino dell’antico borgo medievale, oggi trasformato in un esclusivo resort a cinque stelle affiliato al prestigioso circuito internazionale Relais & Châteaux. Circondato da 685 acri di colline e boschi incontaminati, il resort attrae ospiti da tutto il mondo in cerca di bellezza ed eccellenza.
Il fiore all’occhiello dell’ospitalità è la Botanic Spa, pensata per il risveglio dei sensi, e soprattutto l’alta cucina. Il ristorante Il Poggio Rosso (1 Stella Michelin) offre cene multisensoriali guidate dal talento dello chef Juan Quintero, capace di incantare i palati fondendo i sapori toscani con inconfondibili note latino-americane.
L’Orto e L’Aia Felice: coltivare l’inclusione
San Felice guarda anche al sociale con un progetto filantropico di grande spessore, ideato e sostenuto in collaborazione con la Fondazione Allianz UMANA MENTE. “L’Orto e L’Aia Felice” è un’iniziativa volta a migliorare la qualità della vita di ragazzi con disabilità, offrendo loro concrete opportunità di lavoro nel campo dell’orticoltura. Un progetto che permette a questi giovani di trovare la propria strada e il proprio ruolo nella comunità, coltivando ogni giorno il piacere e i frutti della terra.



