Viviamo in un’epoca di transizione o ci troviamo di fronte a una nuova realtà consolidata? Se parliamo di ristorazione italiana, la risposta di Slow Food non lascia dubbi.
In occasione del lancio della 36esima edizione della guida Osterie d’Italia 2026, ho incontrato il responsabile editoriale Carlo Bogliotti (AD di Isofood Editore). L’analisi che ne emerge è lucida: il modello della “Fine Dining” sta cedendo il passo a una richiesta sempre più forte di autenticità, informalità e prezzi giusti.
Ecco cosa sta succedendo davvero nelle cucine (e nelle cantine) italiane.
Dagli anni ’90 a oggi: l’evoluzione dell’Osteria
Sembra impossibile oggi, ma nel 1990 – anno della prima edizione della Guida – l’osteria era una specie in via di estinzione, schiacciata tra l’arrivo dei fast food e l’esplosione della Nouvelle Cuisine.
“Quando abbiamo iniziato, l’osteria era quasi sparita” racconta Bogliotti. “Oggi la situazione si è ribaltata. L’alta ristorazione propone percorsi lunghi, impegnativi e costosi. Le persone, invece, hanno voglia di informalità e accessibilità.”
Non è un caso che anche i grandi chef stellati stiano aprendo bistrot e locali “pop”, e che i giovani cuochi preferiscano sempre più dedicarsi a menù snelli e stagionali, senza sovrastrutture, puntando tutto sull’essenzialità della materia prima.
Il fattore prezzo: la soglia dei 40 euro
C’è un parametro chiaro che definisce l’Osteria moderna secondo Slow Food: il conto. Per entrare in guida, un locale deve garantire un’esperienza completa (antipasto, piatto principale, dolce e coperto) senza superare i 40 euro (vini esclusi). Una scelta di campo precisa in un momento di inflazione galoppante.
La crisi del settore e la “Bolla” dei falsi Fast Food
Il settore vive un momento complesso. L’aumento del costo della vita e la drammatica carenza di personale formato colpiscono tutti, dalle trattorie ai ristoranti di lusso. Ma c’è un altro nemico all’orizzonte: la banalizzazione.
Bogliotti lancia un allarme sui “nuovi fast food” regionali: catene commerciali che replicano la cucina locale (romana, toscana, ecc.) perdendo però l’identità e trasformando la tradizione in una formula di marketing standardizzata.
Chi si salva? La forza della Famiglia
In questo scenario turbolento, chi resiste meglio?
- Le Imprese Familiari: Dove lavorano generazioni diverse (padri, figli, nipoti), spesso vivendo sopra il locale stesso.
- Vantaggi: Abbattimento dei costi di gestione, resilienza economica e, soprattutto, un’unione affettiva che permette di superare difficoltà enormi (come accaduto durante il Covid).
La polemica sui vini: “Il ricarico giusto esiste”
Bogliotti offre una lettura pragmatica: il ricarico alto è spesso una necessità per i ristoranti con cantine “enciclopediche” che hanno costi di stoccaggio enormi. L’Osteria, invece, vince cambiando strategia:
- No alle carte infinite: Meglio una selezione curata e snella.
- Scouting locale: Puntare su piccoli produttori del territorio, spesso sconosciuti e fuori dai circuiti della grande distribuzione.
- Rotazione veloce: Far girare il vino permette di tenere i prezzi più bassi.
“È un piacere andare nelle osterie di provincia e scoprire piccoli produttori che vendono solo in loco. Se si lavora con questa ricerca, si riesce ad avere ricarichi inferiori e a far bere bene il cliente.”

La Toscana delle Osterie: Ecco le 30 “Chiocciole” della Guida Slow Food 2026
La Toscana si conferma terra di gusto, convivialità e tradizione. È quanto emerge dalla presentazione regionale della Guida alle Osterie d’Italia 2026 di Slow Food Editore, tenutasi il 20 novembre a Firenze.
I numeri parlano chiaro: la regione è la seconda in Italia per numero di “Chiocciole” (il massimo riconoscimento assegnato dalla guida), confermando uno stato di salute eccellente per la ristorazione che fa dell’identità e dell’accoglienza i suoi pilastri.

I Numeri del 2026: Un settore “Vitale e Autentico”
La 36esima edizione della guida ci restituisce una fotografia della Toscana “vitale, autentica e identitaria”. Non si parla solo di cibo, ma di presidi culturali dove resistono riti e saperi locali.
Ecco il censimento della ristorazione “slow” in Toscana per il 2026:
- 163 Locali totali segnalati in guida.
- 130 Osterie classiche.
- 20 Locali Quotidiani (Pastifici, gastronomie, enoteche informali: +20% rispetto al 2025).
- 13 Trippai (i templi dello street food toscano).
- 30 Chiocciole totali (29 osterie + 1 trippaio).
Le 5 Nuove Chiocciole 2026: Le novità da provare
La vera notizia di quest’anno sono le 5 new entry che hanno conquistato la Chiocciola, simbolo di eccellenza per ambiente, cucina e accoglienza. Se cercate posti nuovi dove andare a colpo sicuro, segnatevi questi nomi:
- Enoteca Spontanea – Firenze (Premiata anche come Miglior Cantina d’Italia)
- Casa e Ciliegie (Michele Premoli) – Loro Ciuffenna (AR)
- Locanda Antica Porta di Levante (Cristian Borchi) – Vicchio (FI)
- Trattoria Da Alberto (Alberto Gianassi) – Montecarelli (FI)
- Il Ciocio (Fabrizio Caponi) – Suvereto (LI)
Il premio speciale: Un applauso particolare va all’Enoteca Spontanea di Nicola Schirru a Firenze, che oltre alla Chiocciola porta a casa il Premio Speciale nazionale come “Miglior Cantina in un ristorante”.
La mappa del gusto: Siena batte Firenze (sulle Chiocciole)
Analizzando la distribuzione geografica, emerge una sfida interessante tra le province. Se Firenze vince per numero totale di locali segnalati (ben 23), è Siena a detenere il primato della qualità assoluta con il maggior numero di Chiocciole.
La classifica delle province per numero di Chiocciole:
- Siena: 6 Chiocciole
- Arezzo: 5 Chiocciole
- Lucca: 4 Chiocciole
- Grosseto: 4 Chiocciole
- Firenze: 4 Chiocciole
Grosseto e Lucca si difendono benissimo anche nella classifica generale delle presenze (19 locali segnalati ciascuna), confermando che la Maremma e la Lucchesia sono territori vivacissimi dal punto di vista gastronomico.
Vetrina Toscana e Slow Food: Un patto per il territorio
Il successo della Toscana non è casuale, ma frutto di una sinergia. I principi della guida (cucina locale, prodotti del territorio, prezzi accessibili) rispecchiano perfettamente il manifesto di Vetrina Toscana.
La collaborazione tra Slow Food Toscana e l’ente di promozione regionale si è consolidata con progetti concreti:
- Eventi condivisi come Terra Madre, Slow Beans e MareDiVino.
- Educazione alimentare con Vetrina Toscana Kids.
L’obiettivo è comune: promuovere una ristorazione che non sia solo “da mangiare”, ma che racconti la storia e la cultura di chi quel territorio lo vive ogni giorno.


