Dall’Hotel Helvetia & Bristol Cibreo Ristorante e Cocktail bar di Firenze una cena-manifesto racconta la nuova rotta dell’azienda toscana: vini d’autore, eleganza e un ritorno al cuore del territorio.

Al Cibrèo Ristorante & Cocktail Bar del Helvetia & Bristol di Firenze l’atmosfera è quella delle grandi serate, quelle in cui si parla, si discute e ci si confronta sui più svariati generi d’argomento: dal mondo del vino, alla cultura, dall’economia e la situazione internazionale ai problemi della contingenza di ogni giorno. È in questa cornice che Ruffino, storica casa vinicola fondata nel 1877 a Pontassieve, ha presentato la propria nuova traiettoria: una sintesi di sartorialità, qualità e arte che restituisce centralità al vino come simbolo di cultura e di stile di vita.
La cena, intensa e ben eseguita come ormai da consuetudine, ha portato in scena la cucina del Cibrèo, eredità viva del genio di Fabio Picchi e oggi affidata al talento del figlio Giulio. Un percorso gourmand in equilibrio fra la genialità della cucina tradizionale e il gusto di quella contemporanea con alcuni divertissement entusiasmanti e tanta sostanza : pancetta croccante con purea di mele e senape in grani, ravioli di erbe con crema di pecorino, fino alla crostata alla melagrana, elegante chiusura dal tono dolce e vibrante. In abbinamento, un viaggio nei vini che definiscono la nuova identità Ruffino: Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione, elegante e complesso; Alauda Toscana IGT, potente e armonico; il Pinot Grigio La Solatìa, raffinato e luminoso; il Brunello di Montalcino Greppone Mazzi, fresco e verticale; fino alla grazia del rosato Acqua di Venus e alla chiusura con l’Amaro del Professore.




Alla guida della Ruffino è Sandro Sartor, torinese sposato con due figli e una lunga esperienza nel management del mondo del bere, Presidente e Amministratore Delegato dal 2011 che negli ultimi anni ha rafforzato la presenza internazionale dell’azienda e rilanciato il valore del marchio. E oggi alle prese con la situazione provocata dai dazi imposti dall’amministrazione americana che colpiscono le importazioni e creano un vero e proprio rischio di paralisi del mercato. In questo contesto, la comunicazione e il posizionamento del brand non può fermarsi e deve continuare a raggiungere i potenziali consumatori in ogni parte del mondo. Dopo l’addio con Francesco Sorelli, fine umanista dedicato alla comunicazione aziendale con il merito di aver traghettato l’azienda toscana nell’era digitale e fautore del mondo ‘Ruffino simbolo della Toscana’, ora l’azienda ha deciso di intraprendere una nuova rotta, un nuovo filone della propria immagine. Puntare su arte, design (con il legame con la Milano Design Week) e il rinnovo integrale dei packaging delle bottiglie rese più minimal con i toni sul nero ed essenziali. Oggi Sorelli è alla direzione del Consorzio Del Chianti Rufina, rimanendo in zona Pontassieve, epicentro di questa storia enologica. Ad annunciare la nuova linea di Ruffino è Lidia Ceseri, altra colonna storica, che prende in mano il timone della comunicazione in tandem con il settore marketing.

La filosofia di Ruffino oggi si fonda su un principio chiaro: tornare al vino come espressione di territorio, di tempo e di bellezza italiana. Le tenute di Poggio Casciano, Greppone Mazzi, La Solatia e Romitorio di Santedame sono il cuore produttivo di un progetto che abbraccia sostenibilità e precisione enologica. Il nuovo percorso si riconosce nella linea “Oro”, progetto che fonde arte, design e vino in un racconto di stile e identità. La protagonista è la Riserva Ducale Oro “The Gold Fever”, un’edizione limitata di 1.877 magnum numerate, cifra che richiama l’anno di fondazione della casa. Realizzata in collaborazione con Officine Saffi, laboratorio milanese di ceramica d’arte, la bottiglia si presenta come un piccolo capolavoro di eleganza: una placca in ceramica dorata applicata a mano sul vetro, simbolo di luce, valore e artigianalità. Lanciata in occasione della Milano Design Week 2024 e ospitata alla Triennale Milano, questa collezione speciale vuole raccontare l’incontro tra la tradizione toscana e l’estetica contemporanea, trasformando il vino in un oggetto da contemplare oltre che da degustare. La Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione DOCG rappresenta l’apice qualitativo della produzione Ruffino. È infatti parte della categoria “Gran Selezione”, introdotta dal Consorzio del Chianti Classico nel 2014 per distinguere i vini provenienti esclusivamente da uve di proprietà e con un affinamento minimo di trenta mesi. Un riconoscimento che premia il lavoro di cantine come Ruffino, custodi di un patrimonio storico e stilistico unico.

Nata originariamente nel 1927 per onorare un illustre estimatore, il Duca d’Aosta, la Riserva Ducale Oro incarna da quasi un secolo l’eleganza e la solidità del vino toscano. Oggi, prodotta da uve Sangiovese con piccole percentuali di Merlot e Colorino, provenienti dalle tenute di Gretole e Santedame, affina in botti di rovere e successivamente in vetro, sviluppando una complessità profonda. Il colore è rubino intenso con riflessi granato; al naso si apre su profumi di ciliegia matura, tabacco dolce, spezie fini e leggere note balsamiche. Al palato è armonico e vellutato, sorretto da tannini fitti e un’acidità viva che prolunga il sorso in un finale sapido e ‘aristocratico’. Proposta al pubblico a un prezzo indicativo di 230 euro, “The Gold Fever” è molto più di un vino da collezione: è il manifesto di una Ruffino rinnovata, che celebra il valore del tempo, della storia e della manualità. Un calice che unisce passato e futuro, e che, come la sua pepita dorata, riflette la luce di un patrimonio che continua a risplendere nel cuore della Toscana.

Dopo l’oro, arriva la materia viva dei vini che raccontano l’identità contemporanea di Ruffino. Tra questi, Alauda Toscana IGT è forse il più emblematico: un blend di Merlot, Cabernet Franc e Colorino, nato dalle colline di Poggio Casciano, tenuta-simbolo alle porte di Firenze. Il suo nome — che in latino significa “allodola” — evoca il canto e la libertà, proprio come il vino che rappresenta: un rosso dal timbro internazionale ma dal cuore toscano, capace di coniugare struttura e grazia. Al naso si apre con note di amarena, prugna e sottobosco, seguite da sfumature di cioccolato fondente e tabacco. Il sorso è pieno e vibrante, equilibrato da un tannino fine e da un finale lungo e speziato. È il vino che meglio interpreta la filosofia di Ruffino oggi: eleganza sartoriale e autenticità territoriale fuse in un’unica identità.

Accanto ai rossi, La Solatìa Chardonnay e Pinot Grigio Toscano IGT è l’espressione bianca della casa. Prodotto nella tenuta senese da cui prende il nome, è un vino luminoso, di grande equilibrio e sapidità ed insolito per la presenza di un vitigno così caro al veneto enologico e così ‘alloctono’ per la Toscana. Al naso regala profumi di fiori bianchi, mandorla e agrumi maturi, mentre al palato rivela una mineralità tagliente che ne amplifica la freschezza. Un bianco che sfida le convenzioni, dimostrando come la Toscana possa parlare anche un linguaggio fatto di luce e di leggerezza.

La stessa leggerezza è protagonista di Acqua di Venus, rosato elegante e contemporaneo, nato sulle colline costiere di Maremma e Val di Cornia. Dal colore tenue e dal profumo di melograno e fiori di campo, è un vino che unisce grazia e immediatezza, pensato per una nuova generazione di appassionati che cerca nel vino non solo gusto, ma emozione e bellezza.

E se la leggerezza è un linguaggio, la profondità resta la radice di Ruffino. È quella che si ritrova nel Brunello di Montalcino Greppone Mazzi, uno dei rossi più iconici dell’azienda. Fresco, verticale, di rara eleganza, nasce da vigneti che affondano le radici in suoli di galestro e argilla, esprimendo un Sangiovese austero ma setoso, dal finale minerale e lunghissimo. Un vino che riassume la visione Ruffino del tempo: il vino come testimonianza, memoria e futuro.

Se Alauda è la voce lirica del nuovo corso, Modus rappresenta la classicità reinterpretata. Nato nel 1997, questo Toscana IGT unisce Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot in un equilibrio che sintetizza la doppia anima di Ruffino: la tradizione toscana e l’apertura internazionale. Il nome stesso — modus, “misura” — racconta la filosofia che lo ispira: eleganza come armonia di proporzioni. Il vino affina in barrique di rovere per dodici mesi e poi in bottiglia, rivelando un profilo complesso di frutti rossi, liquirizia e cacao amaro, con una bocca vellutata e profonda. È un rosso che ha fatto scuola, perché parla al mondo con un linguaggio universale senza mai rinunciare alla propria identità.
A fare da contrappunto, Romitorio di Santedame Chianti Classico DOCG racconta la Toscana più colta e silenziosa, quella dei boschi e dei muretti a secco. Qui, tra le vigne di Castellina in Chianti, nasce un vino dal profilo raffinato e verticale, che riflette l’altitudine e la ricchezza dei suoli calcarei. Il Sangiovese domina il blend, regalando freschezza e tensione, mentre piccole percentuali di Canaiolo e Colorino aggiungono spessore e rotondità. Al naso spiccano note di violetta, ciliegia e pepe nero; in bocca la trama tannica è fine, la chiusura sapida e persistente. È il volto più elegante del Chianti Classico firmato Ruffino, la sintesi tra classicità e modernità, misura e grazia.

Il Nuovo Winemaking Council
All’interno del rinnovamento qualitativo e stilistico, Ruffino ha voluto costruire una struttura enologica d’eccellenza: una squadra che costituisce il Winemaking Council, un comitato tecnico-scientifico che affianca la direzione aziendale nelle scelte strategiche e nella definizione dello stile Ruffino del futuro.
A livello internazionale, il comitato accoglie figure di altissimo profilo come Stephanie Edge, enologa australiana con una carriera cosmopolita che l’ha portata in California, Argentina, Europa e Australia, fino al ruolo di Winemaking Vice President del gruppo Constellation Brands, proprietario di Ruffino. Con lei, Larry Stone, uno dei primi Master Sommelier americani, fondatore della cantina Lingua Franca in Oregon, critico e degustatore di fama mondiale. I due affiancano altri membri esterni di prestigio: Alberto Antonini, enologo toscano tra i più apprezzati a livello internazionale, e Stefano Poni, agronomo e docente, esperto di sostenibilità e viticoltura di precisione.
A completare il quadro, i tre responsabili enologici delle macro-aree Ruffino, veri custodi della qualità in vigna e in cantina: Alberto Stella, alla guida dei vini Docg Chianti Classico delle Tenute di Gretole e Santedame e del Brunello di Montalcino Greppone Mazzi; Olga Fusari, responsabile dei Supertuscan e della Doc Bolgheri su cui arriveranno novità, e poi i vini di Poggio Casciano come Alauda e Modus Primo; e Rita Orrù, enologa dei vini “storici” Ruffino — Chianti, Orvieto e la linea Acqua di Venus — a testimonianza di come la ricerca dell’eccellenza coinvolga l’intera gamma produttiva.
Dopo oltre un decennio sotto l’egida di Constellation Brands, il gruppo americano leader del beverage che continua a credere nel potenziale del marchio, Ruffino sceglie oggi di concentrare la propria energia sull’essenza: i vini, i luoghi, le persone. Non un rilancio, ma una “nuova rotta” che riscopre le origini per affrontare il futuro.A Pontassieve, dove tutto è cominciato, Ruffino ritrova il proprio baricentro. È qui che continua a pulsare la Toscana del vino, oggi anche sede del Consorzio del Chianti Rufina, guidato da Francesco Sorelli, che porta avanti la valorizzazione di una delle denominazioni più autentiche della regione. Tra passato e visione, Ruffino con la sua galassia di tenute, aziende vinicole, hospitality, logistica e comunicazione, si raccoglie intorno ai suoi vini per riscrivere il significato di eleganza italiana nel mondo. Un cerchio che si stringe e si espande al tempo stesso: quello di una storia che dura da quasi centocinquant’anni.


