La vendemmia 2025 è iniziata, e l’Italia vitivinicola si presenta come un mosaico sfaccettato, con risultati contrastanti tra Nord e Sud. Mentre il Mezzogiorno e le isole mostrano segnali incoraggianti con raccolti in crescita e uve in ottimo stato sanitario, il Centro-Nord registra un leggero calo delle rese — stimato tra il 10% e il 20% — pur mantenendo una buona condizione qualitativa complessiva. A fare il punto, con un aggiornamento al 3 agosto, è l’Accademia Italiana della Vite e del Vino, che ha mobilitato la propria rete di accademici per analizzare la situazione viticola regione per regione.
Il presidente Rosario Di Lorenzo ha voluto sottolineare che ogni valutazione resta provvisoria. «Non intendiamo formulare giudizi affrettati sulla qualità della vendemmia – ha spiegato –. Molto dipenderà dall’andamento climatico durante la fase finale di maturazione. La qualità sarà il risultato non solo delle condizioni meteorologiche, ma anche del lavoro che si svolgerà in vigna nelle prossime settimane». Un approccio prudente, che lascia spazio a un’analisi più dettagliata a vendemmia conclusa.
Al Nord, la situazione è eterogenea. In Veneto, la stagione si è caratterizzata per temperature leggermente superiori alla media in primavera e per una piovosità simile al 2024, con brevi fasi di siccità. Il germogliamento e la fioritura hanno mostrato un lieve ritardo, ma la raccolta delle varietà precoci dovrebbe iniziare già a fine agosto. Le stime parlano di una produzione in crescita, accompagnata da una qualità attesa molto buona.
Il Friuli-Venezia Giulia ha vissuto un maggio piovoso, seguito da mesi estivi caldi e asciutti. L’invaiatura, in generale anticipata, ha evidenziato segnali particolarmente marcati in varietà come la Ribolla. Le vendemmie per le nuove varietà resistenti partiranno intorno a Ferragosto, seguite dal Pinot Grigio previsto per il 20 agosto.
Più articolato il quadro in Trentino-Alto Adige. Dopo un inizio stagione con temperature elevate e assenza di gelate tardive, giugno si è rivelato eccezionalmente caldo, mentre luglio ha portato piogge abbondanti, in particolare nella seconda metà del mese. Nonostante l’umidità, lo stato fitosanitario è sotto controllo, con incidenze contenute di botrite e una pressione parassitaria complessivamente gestibile. Le stime parlano di una produzione in crescita del 2–3% rispetto al 2024, con aspettative qualitative alte, salvo sorprese nei mesi di agosto e settembre.
Il Nord-Ovest, in particolare il Piemonte, ha vissuto una delle primavere più piovose degli ultimi sessant’anni, con una media di oltre 450 mm di precipitazioni. L’elevata pressione peronosporica di inizio stagione è stata fronteggiata con efficacia, anche grazie alla diffusione di sistemi di monitoraggio avanzati. Tuttavia, il bilancio produttivo prevede un calo del 10–15% rispetto all’anno precedente.
Al Centro, la situazione è meno uniforme. Nelle Marche e in Abruzzo si segnalano ritardi fenologici, mentre l’Emilia-Romagna ha mostrato un anticipo dello sviluppo vegetativo. In generale, la primavera è stata più fresca e piovosa, ma non ha causato danni significativi. Le varietà come Lambrusco, Verdicchio, Trebbiano e Montepulciano mostrano una buona risposta produttiva, con incrementi tra il 5% e il 15%. Si registrano invece flessioni per Ancellotta e Pignoletto, penalizzati da cascola fiorale e scarsa allegagione.
In Toscana, gennaio, febbraio e marzo sono stati tra i mesi più caldi degli ultimi settant’anni, con un inverno piovoso e un’onda di calore che ha colpito la regione nella seconda metà di giugno. La fioritura e l’invaiatura sono rientrate nella norma, ma la fertilità si presenta leggermente inferiore alla media. Il Sangiovese, vitigno simbolo della regione, mostra una produzione in linea con la media dell’ultimo decennio, ma in calo rispetto al 2024. La raccolta inizierà a metà agosto nelle zone costiere e proseguirà fino a ottobre nelle aree interne. Anche in Umbria e Lazio si prevede un leggero calo, legato a fenomeni di stress termico e ad alcuni attacchi fungini, in particolare peronospora in Umbria e problemi legati al caldo in Lazio.
Il Sud, al contrario, sembra avviarsi verso una vendemmia di grande soddisfazione. In Puglia, Basilicata e Calabria, le condizioni climatiche sono state ideali, con un germogliamento regolare favorito da giornate luminose e da una tramontana asciutta. Il caldo, per quanto torrido, è stato mitigato da una buona ventilazione. Le vigne si presentano in ottima salute, senza particolari segnali di malattie crittogamiche. Le prime uve — Chardonnay, Sauvignon, Pinot — sono già in raccolta da inizio agosto. Le stime parlano di un incremento produttivo del 20% rispetto al 2024, con prospettive qualitative interessanti, a condizione che settembre e ottobre mantengano un clima favorevole.
In Sicilia il quadro è più articolato. Nella zona nord-occidentale, il clima è stato stabile, con qualche ondata di calore ma senza eventi estremi. L’invaiatura si è verificata con un leggero ritardo, e la produzione è stimata in lieve crescita, anche grazie a un peso maggiore degli acini. La situazione cambia nella Sicilia sud-occidentale, nel centro-sud e nella zona dell’Etna. Qui la peronospora è stata più aggressiva, soprattutto lungo le zone costiere ed etnee, con perdite fino al 35% sui versanti vulcanici e una vendemmia posticipata. In queste aree, il calo produttivo medio si attesta intorno al 20%.
In Sardegna, infine, l’inverno è stato mite e asciutto, mentre la primavera ha portato piogge abbondanti, fondamentali per lo sviluppo vegetativo. Le fasi fenologiche sono leggermente anticipate, con uno stato fitosanitario complessivamente positivo. Qualche attacco localizzato di peronospora, oidio e cicalina è stato contenuto con trattamenti mirati. La produzione è stimata in crescita del 5% rispetto alla media triennale 2021–2023, con le zone dell’Ogliastra, Sulcis e Sud Sardegna particolarmente in evidenza.
L’Accademia Italiana della Vite e del Vino, che raccoglie oggi oltre 550 membri tra docenti universitari, ricercatori e professionisti, si conferma osservatorio privilegiato del comparto vitivinicolo nazionale. In oltre settantacinque anni di attività, ha promosso centinaia di convegni scientifici e tecnici, portando avanti un’attività di studio e divulgazione che ha attraversato l’intero territorio nazionale e ha raggiunto anche numerosi Paesi esteri. La qualità dell’analisi si deve al contributo congiunto di esperti del calibro di Vincenzo Gerbi, Vittorino Novello, Emilio Celotti, Angelo Costacurta, Oriana Silvestroni, Paolo Storchi, Leonardo Palumbo, Mariano Murru, Maurizio Bottura e dello stesso Rosario Di Lorenzo.
Con l’inizio delle raccolte nelle regioni meridionali e insulari, l’Italia del vino si appresta dunque a entrare nel vivo di una campagna vendemmiale che, pur tra luci e ombre, si presenta solida, ben gestita e promettente. Le prossime settimane saranno decisive per definire la qualità dei mosti e dei vini. L’ultimo giudizio, come sempre, spetterà alla terra. E al tempo.

