Si chiama vino dealcolato ed è il nuovo protagonista silenzioso del mercato: un prodotto che conserva colore, aromi e struttura del vino, ma con meno di 0,5% di alcol. Per alcuni è una svolta culturale, per altri un’aberrazione enologica. Ma cosa c’è davvero nel bicchiere?
Da giugno 2023 l’Unione Europea ha autorizzato ufficialmente la dicitura “vino dealcolato” per prodotti ottenuti da vino vero, da cui è stato rimosso l’alcol etilico tramite tecniche fisiche (osmosi, evaporazione, filtri). La finalità? Andare incontro a chi vuole moderare il consumo, senza rinunciare al gesto e al sapore.
Il fenomeno è in crescita, soprattutto nei paesi anglosassoni, dove il mercato dei “no & low alcohol” supera già i 10 miliardi di dollari. Anche in Italia alcune cantine iniziano a sperimentare, tra diffidenza e curiosità.
I critici sostengono che togliere l’alcol significa snaturare l’identità del vino, privandolo di corpo, profondità e complessità. Ma i sostenitori rispondono che si tratta di una nuova categoria, non di un sostituto, e che può avvicinare nuove fasce di pubblico, dai giovani alle donne in gravidanza.
Una cosa è certa: il vino dealcolato divide. Ma forse, proprio per questo, è destinato a far parlare ancora molto di sé.

