Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, ufficializzato nel gennaio 2025, riapre un capitolo già temuto dal settore vinicolo italiano: quello dei dazi commerciali. Secondo quanto dichiarato pubblicamente, l’amministrazione USA sta valutando l’introduzione di tariffe fino al 100% su alcuni prodotti agroalimentari europei, incluso il vino, come risposta alle politiche ambientali e fiscali dell’Unione.
Per l’Italia, primo esportatore mondiale di vino, gli Stati Uniti rappresentano il mercato extra-UE più importante. Solo nel 2023 il valore dell’export vinicolo verso gli USA ha superato i 2 miliardi di euro. Un dazio così elevato rischierebbe di tagliare fuori dal mercato migliaia di piccole e medie aziende, a favore di concorrenti extra-europei.
Ma le conseguenze non si limitano ai produttori. A rischio è l’intero ecosistema che ruota intorno al vino: distributori, ristoratori, fondazioni culturali che promuovono il made in Italy. Un eventuale calo dell’export potrebbe portare a tagli occupazionali, riduzione dei fondi per la promozione, e perdita di prestigio per il marchio “Italia”.
In un contesto globale così incerto, la difesa del vino italiano non è solo una questione economica, ma anche culturale e diplomatica. Perché il vino, oggi più che mai, è ambasciatore di identità e stile di vita.
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