In Toscana, ogni vigna è una storia. Non solo di uva e vendemmia, ma di arte, paesaggio e memoria. Camminare tra i filari non è solo un piacere sensoriale: è un modo per leggere il territorio, riconoscerne la bellezza e sentirsi parte di un racconto millenario.
A San Gimignano, ad esempio, le vigne di Vernaccia si arrampicano verso torri medievali. Passeggiando al tramonto, si ha l’impressione che la storia sia ancora lì, in equilibrio tra il gotico delle pietre e il verde ordinato dei filari.
Nel Chianti Classico, percorsi come la “Strada del Vino e dell’Olio” offrono un itinerario che unisce cantine storiche, pievi romaniche, installazioni d’arte contemporanea e borghi silenziosi come Volpaia o Montefioralle.
A Montalcino, alcuni produttori aprono i propri vigneti ai camminatori, con sentieri segnati tra i Sangiovese. È un modo nuovo di fare enoturismo: lento, riflessivo, immersivo.
E poi c’è Carmignano, dove la tradizione vitivinicola convive con ville medicee, uliveti e fondazioni culturali che promuovono arte e paesaggio.
In Toscana, la vigna non è mai sola. Intorno a lei c’è un mondo da attraversare a piedi, un passo alla volta. Perché il vino — come l’arte — si capisce meglio se lo si ascolta camminando.
A Suvereto nella ‘maremma livornese’, e il mitico territorio della Val di Cornia parco vigneti che dona grandi vini rossi e bianchi. Un angolo di Toscana verace e schietto, naturale che custodisce la necropoli di Populonia nel meraviglioso Golfo di Baratti.
A Scansano, nella selvaggia ‘maremma grossetana’, sulle orme del Sangiovese del Morellino. Il Parco Naturale della Maremma, con i suoi sentieri, animali e litorali. Un’oasi dove rigenerarsi osservando i tramonti.

