Come sempre il dito indica la luna e la maggior parte delle persone si perde nel guardare imperterrita solo la falange.
Guardassimo cosa abbiamo in casa, specialmente in Toscana, probabilmente riusciremmo a ridurre subito un inquinamento globale che ci sta piano piano schiacciando. Si perché globalizzato il mondo anche lo smog, le polveri sottili e soprattutto l’anidride carbonica e i gas emessi nell’atmosfera sono diventati un prodotto globale. In questo contesto, una voce molto importante è costituita dal costo ambientale dovuto ai trasporti. Merci, prodotti, materie prime che tutto il giorno, girano per terra, per mare e per aria regalandoci tonnellate di inquinamento.
Spulciando nel tessuto produttivo di ogni singola Regione d’Italia che ha un patrimonio culturale legato all’alimentazione vastissimo ci rendiamo conto di cosa è significato sacrificare tutto ciò in nome del progresso soprattutto quello delle multinazionali alimentari.
Nessuna ideologia o pregiudizi, ma solo una questione di qualità.
Qualità alimentare. Se penso a tutte le merendine che mi sono immesso nello stomaco mi vengono i brividi e un conato di vomito. Specialmente poi in Toscana dove ogni collina è un distretto enologico alimentare, dove di Poggio in Podere, l’alimentazione è un qualcosa di sacro.
E quindi?
E quindi parlando di cioccolato che, generalmente, piace a tutti, grandi e piccini, si scopre che tra i meandri della Ponsacco in provincia di Pisa in un piccolo distretto industriale tailor made ci sono degli imprenditori che cavalcano sogni folli. Così folli da intraprendere un percorso di produzione solo ed esclusivamente vocato alla qualità senza compromessi. In un settore, quello del cioccolato appunto che vede un’egemonia totale di quelle 5 gigantesche Company che detengono il 95% del commercio globale.
UN SIGNORE GENTILE ED EDUCATO

Invece c’è un signore gentile ed educato che si chiama Alessio Tessieri, professione imprenditore, che ha voluto tradurre in operatività la sua passione per il cioccolato. Entrato in possesso di piantagioni in Venezuela, paese in cui investire è una cosa o da aguzzini o da folli come nel caso di Alessio, ha iniziato a raccogliere i semi ed importarli a Ponsacco nella fabbrica per la produzione del cioccolato.
Roba buona insomma, buonissima. Con il suo Cacao prodotto dai suoi campesinos e una fabbrica del cioccolato studiata nel minimo dettaglio, Alessio e il suo team si preoccupano solo di confezionare prodotti che rispettino a pieno i sapori ed i sentori del primigenio chicco di cacao. Tutto ciò passa dalla tostatura e da una serie di procedimenti dove ogni singolo accorgimento fa la differenza tra avere un cioccolato di qualità o la solita mediocrità industriale cui oggi siamo, trasversalmente abituati.



Il cioccolato Noalya è un’eccellenza punto e basta. Non mi perdo in degustazioni o voli pindarici, basta assaggiarlo e visitare l’azienda per capire l’estrema qualità che viene messa in ogni singolo passaggio. A Ponsacco, alle pendici delle Terre di Pisa DOC, meraviglioso territorio vitivinicolo sconosciuto ai più. Ed è resistente Alessio, in un mondo che richiede sempre più quantità a scapito della qualità. Ma se siamo su questa terra per lasciare un qualcosa ai nostri figli, sicuramente, almeno a livello alimentare, c’è un assoluto bisogno di rifare chiarezza su ciò che è insostenibile e ciò che non lo è.
Ricordo i tre canoni di sostenibilità di un prodotto alimentare:
1 Quanta acqua viene impiegata.
2 Quanto suolo viene eroso per ottenere un determinato prodotto.
3 Quanta anidride carbonica, quanti gas, sono stati emessi.
E aggiungo anche la voce Sostenibilità economica e sociale.
Voi immaginate cosa significa la produzione massiva di quintali e quintali e quintali e quintali e quintali di cibo spazzatura. Macchine in funzione, traporti su mezzi pesanti continui, coltivazioni intensive e devastanti per l’ambiente e contratti atti a strozzare la forza lavoro.
UN CIOCCOLATO VIVO
Ce lo abbiamo in casa. Cosa vogliamo di più? E poi non mancano le sperimentazioni e la voglia di fare casino. Quando Alessio Tessieri dalla Pisa operosa incontra il vulcanico Marco Caprai, mr. Sagrantino dalla meravigliosa Montefalco dove gestisce la Arnaldo Caprai, winery dal profilo internazionale e griffe del vino contemporaneo, nascono progetti fuori di testa.
Come il Fervolato. Un’idea fuori dal comune. Ovvero fare appassire il cacao nei contenitori tipici dell’affinamento vinicolo. Con le uve Marco e il cacao di Alessio, il Fervolato in 3 declinazioni: acciaio, anfora e rovere. Un’edizione limitata del cioccolato Noalya che si propone anche con un packaging di alto profilo ed eleganza. Sono operazioni di due imprenditori che vogliono riconosciuta la qualità italiana, che scalpitano per vedere meno ingiustizie e più qualità alimentare, o enologica, nel paese del buon cibo e del buon vino dove però un incantesimo sembra aver paralizzato le coscienze specialmente delle generazioni post muro di Berlino che preferiscono la plastica al legno. O la spazzatura alimentare al buon cioccolato.
Menomale che in Toscana si produce il cioccolato Noalya e tante altre produzioni di medie piccole dimensioni.


