Tutti i giorni ci confrontiamo con la storia, quella che ci scorre davanti agli occhi, e capita di essere testimoni diretti o indiretti di eventi che si annotano indelebilmente nel libro mastro della vita. Dalla guerra mondiale, a eventi come le ‘morti dei Papi’, passando per le emergenze sanitarie pandemiche, per le crisi economiche transnazionali, e così via fino alle invasioni ed ai bombardamenti quotidiani, alle affermazioni ed alle disfatte di grandi partiti politici, tutto è in costante fermento. C’è una data in particolare, nel calendario civico italiano, che racchiude tutti questi moti interiori di passioni, sofferenze, speranze, inquietudini del Paese: il 25 aprile, la giornata in cui si celebra la Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista di quel giorno di primavera di esattamente 80 anni fa.
‘Un paese diviso, più nero nel viso, più rosso d’amore’ come cantava Rino Gaetano.
Il 25 aprile 1945 è la data che segnò la fine di un triste periodo segnato, oltre che dalle efferatezze delle truppe naziste, anche dalla guerra civile. Da una parte i miliziani della Repubblica di Salò e dall’altra gli eserciti alleati, il Corpo italiano di liberazione e la resistenza di un popolo libero tra frange moderate cattoliche, socialiste, comuniste, azioniste. Italiani contro italiani, da una parte rispondenti agli ordini di Berlino e dall’altra dell’esercito di liberazione Angloamericano. Una data che i padri costituenti, architetti della Repubblica parlamentare, della Costituzione e dei Diritti, hanno voluto si celebrasse per ricordare ai posteri cosa significasse vedere il paese macchiato di sangue versato in un’escalation di violenza ed irrazionalità, miseria nera, città e famiglie distrutte, rappresaglie e barbarie, spie e deportazioni, razzismo e squadrismo, razzie e vedere distrutti in tanti pezzi di cristallo la base, la cultura, i sentimenti ed il senso stesso di un’esistenza millenaria frammentata in tante piccole “città stato” ognuna con le sue regole antropologiche, linguistiche e sociali ma unite da quella manifestazione spontanea di coesione, forse nata dalle tante, troppe invasioni che il nostro Paese ha subito sin dagli albori della sua storia.
Dunque la storia che scorre. E può capitare che questa data sia sempre di attualità, non smetta di bruciare mai. Forse come la fiamma che appare sul simbolo del principale partito di governo, la stessa che ha infiammato prima il Movimento Sociale Italiano che è stata accesa proprio in onore del Duce. Può capitare che il Papa giochi, in questo caso suo malgrado, un ruolo centrale in questa giornata, proprio come 80 anni fa Papa Pio XII fu influente. E Francesco con la sua scomparsa il lunedì di Pasquetta 21 aprile ha influito su questa data. Anche se a tutti gli effetti e proprio per licenza dei Patti Lateranensi, firmati da Pio XI nel 1929, il Vaticano è riconosciuto come stato sovrano e distinto, l’Italia è un paese profondamente cattolico. Lo è nelle sue città come nelle province, nei piccoli paesini del Veneto così come in Toscana, negli avamposti brulli del Meridione. L’influenza della chiesa, il senso di comunità cattolico sono ancora centrali nella vita di tantissimi italiani. E dunque quel governo che non si può dichiarare antifascista e non si può proclamare nostalgico ha richiesto sobrietà a mezzo della premier Giorgia Meloni, del Capo del Senato Ignazio La Russa e del Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci suscitando la reazione delle opposizioni e della sinistra radicale che ha interpretato con una certa malizia i ‘5 giorni di lutto nazionale’ dichiarati dal governo, proprio a 4 giorni dal 25 aprile in onore del defunto Papa.
Certo, davanti alla morte di una figura così mesmerizzante come Papa Francesco ed in generale di riferimento per circa due miliardi di persone nel mondo come un Papa, il silenzio, la costernazione, il rispetto e la sobrietà sono la reazione più civile. Dall’altra parte, in una festa che non è una commemorazione di un atto civico o di un rituale liturgico, o una vittoria sportiva o un anniversario di matrimonio ma l’atto di un Paese di liberarsi, con atti, rivolte, gesti eroici della guerra, degli invasori nazisti e di un regime totalitario che ha regnato per 20 anni, si ritrova più nell’idea di allora, l’amore che spinge a tirare fuori il coraggio. E dopo 80 anni il nostro Paese è ancora segnato da una profonda divisione in questo senso. Nipoti di appartenenti alla XMAS o alla Repubblica di Salò, nipoti di Partigiani, chi ha avuto la nonna stuprata dai tedeschi, chi ha avuto la nonna stuprata dai banditi che si spacciavano per Partigiani. E il culto delle armi, dei fucili, delle strategie di guerra, delle bombe che esplodono e che sono esplose negli anni 70 proprio in nome delle ideologie violente, l’Italia che ancora giudica tutto se è comunista o fascista, con questo modo manicheo, semplicistico e retrogrado in un mondo che va avanti ad inquinare alla velocità della luce, in cui la quarta (o la quinta, o la sesta, ho perso il conto. ndr) rivoluzione tecnologica con l’intelligenza artificiale sta per stravolgere la società, e le tecnoligarchie comandano sempre di più. Il mondo che va accentrando il potere nelle mani di pochi e riducendo la privacy, gli spazi comuni e che un fiume Stige in piena di soldi sporchi del sangue delle vittime delle centinaia di guerre, sia quelle di serie A che quelle di serie B per i media, i politici e affini, ora che la società è divisa in una cieca separazione tra i sessi e c’è un altro -ismo a rovinare le coscienze delle persone, un certo femminismo con la sua dittatura del pensiero e della linguistica, ora che siamo circondati da una realtà fittizia votata al ribasso in cui influencers, podcasters, youtubers riempiono gli schermi di parole profondamente vuote, inutili, sterili ed aride dal punto di vista linguistico, che i critici e le critiche di arte, i filosofi e le filosofe, i giornalisti e le giornaliste, le poetesse ed i poeti, le pittrici ed i pittori, i musicisti e le musiciste, i grandi pensatori, i grandi chef, gli scultori, filologi romanzi, i sociologi, sono stati rimpiazzati dai tiktokers, dai commentatori televisivi del niente e perfino da quelli che la televisione ha trasformato nelle grandi menti del nostro tempo, gente che sbraita; c’è da chiedersi in tutto questo presente, in questa storia attuale meno violenta di quando si moriva per un tozzo di pane rubato, per un dissenso sotto un manganello e per indigestione di olio di ricino, a cosa serve la sciagura che ci portiamo dietro da 80 anni di un paese diviso.
Da festeggiare, con sobrietà e retta convinzione ci sarebbero solo una cosa chiamata Democrazia, un’altra chiamata Costituzione ed infine un’altra parola che da quanto è stata vilipesa negli anni, poverina, soffre moltissimo, la parola Libertà. Che poi libertà significa anche scegliere di non essere sempre e comunque un target di mercato. E Democrazia significa la possibilità per l’attuale partito di governo di essere, per l’appunto, al governo. E senso civico significa non fare paragoni senza senso tra l’infausta crisi pandemica e il periodo dell’occupazione nazifascista in cui civili, militari, ebrei venivano deportati e uccisi a sangue freddo nei campi di concentramento. Ed amore significa prendersi cura, col cuore di qualcosa. Si può essere sobri quando si ama? Forse, ma senza rinunciare al fuoco, quello vero, quello della passione per la natura libera dell’essere umano che brucia nelle vene.
Gli eventi istituzionali del 25 aprile 2025
A Roma, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella guiderà la commemorazione ufficiale all’Altare della Patria con la tradizionale deposizione della corona d’alloro. L’evento, trasmesso in diretta su Rai 1, darà ufficialmente il via alle celebrazioni.
A Milano, come ogni anno, si terrà il grande corteo da Porta Venezia a Piazza Duomo, simbolo della memoria antifascista della città. Parteciperanno rappresentanti delle istituzioni, dell’ANPI e numerosi cittadini.
Torino celebrerà con cerimonie e anche iniziative culturali, come il “Ballo della Liberazione” al Museo dell’Automobile e lo spettacolo “Songs of Freedom” al Sacrario del Martinetto. A Napoli, il corteo partirà da Piazza Garibaldi, culminando in una cerimonia al Maschio Angioino, con letture dedicate alla Resistenza nel Sud Italia.
Cultura e musica per celebrare la libertà
Accanto ai momenti istituzionali, il 25 aprile sarà anche un’occasione per vivere la memoria attraverso l’arte e la cultura. A Roma, il quartiere di San Lorenzo ospiterà la “Festa della Resistenza” con concerti, presentazioni di libri e proiezioni cinematografiche che raccontano il valore della libertà.
A Lucca, torna il Lucca Classica Music Festival, con concerti e incontri che uniscono musica colta e riflessione storica. A Udine, invece, il Festival del Cinema Asiatico offrirà proiezioni e incontri con registi internazionali, a testimonianza della vocazione culturale sempre più globale dell’Italia.
Musei e siti culturali aperti gratuitamente
Come da tradizione, in occasione del 25 aprile tutti i musei e i parchi archeologici statali saranno ad accesso gratuito, offrendo ai cittadini e ai turisti l’opportunità di scoprire il patrimonio artistico del Paese.
Tra le mete più attese: la Galleria degli Uffizi a Firenze, i Musei Vaticani a Roma, gli Scavi di Pompei, e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. In molti casi è consigliata la prenotazione anticipata, data l’alta affluenza prevista.
Itinerari della Memoria: luoghi simbolo della Resistenza
Il 25 aprile è anche un invito a percorrere fisicamente i luoghi che hanno segnato la storia della lotta partigiana. In Piemonte, la Val Borbera e il Sacrario della Benedicta offrono percorsi escursionistici nei luoghi della memoria.
A Cuneo, è possibile visitare il Museo della Resistenza, mentre in Lombardia, a Varzi, l’ex convento dei Cappuccini ospita un museo interamente dedicato alla lotta antifascista. A Trieste, la Risiera di San Sabba, ex campo di concentramento, resta uno dei simboli più forti dell’orrore nazista sul suolo italiano. Da non perdere anche il Sentiero della Libertà in Abruzzo, percorso storico da Sulmona a Casoli.
Tradizioni locali: il 25 aprile a Venezia è anche San Marco
A Venezia, il 25 aprile assume un doppio significato: oltre alla Liberazione, si festeggia anche il patrono della città, San Marco. Secondo tradizione, in questo giorno gli innamorat


